Design e megalopoli

Esistono altri futuri possibili e il Laboratorio para la Ciudad guidato da Gabriella Gómez-Mont  fa leva su un design concreto, partecipato e condiviso con la comunità, posando una piccola pietra miliare nella politica pubblica del governo di Città del Messico

 

Testo di Gabriella Gómez-Mont

 

Creare da zero l’ufficio governativo di una megalopoli… nel 2013 ho ricevuto questa interessante proposta dal nuovo sindaco di Città del Messico. Fino a quel momento avevo lavorato nell’ambito della cultura (come giornalista, regista, artista visiva, curatrice sperimentale), fornendo anche consulenze a università e aziende in materia di pratiche creative e formazione di gruppi multidisciplinari.

Avere carta bianca per immaginare un ufficio che potesse dare forma alla mia grande ossessione storica per Città del Messico mi è sembrata un’offerta a cui valeva la pena dedicarsi. Sono passati cinque anni da allora. Oggi Città del Messico ha il suo Laboratorio para la Ciudad: l’ufficio sperimentale e creativo del governo, che riferisce direttamente al sindaco.

Il Lab è diventato un luogo in cui riflettere sulla città da varie prospettive; con un lavoro che tocca molti ambiti, tra cui creatività urbana, mobilità, governance, tecnologia civica, spazio pubblico, ecc. Crediamo fermamente che la più grande risorsa non ottimizzata sia il talento dei cittadini, ed è per questo che il laboratorio cerca di stabilire dei legami tra società civile e governo, cambiando costantemente la propria forma per accogliere collaborazioni multidisciplinari, insistendo, come punto di partenza, sull’importanza dell’utopia politica e della creatività sociale nella realizzazione dei suoi esperimenti.

La nostra quotidianità spazia dall’approvazione di nuove leggi (Open City Law) all’organizzazione di piccoli interventi in spazi pubblici con artisti, architetti e designer. Ma a prescindere dalla varietà degli esperimenti tangibili, quello che ci interessa è anche riuscire a comprendere la città tramite le forze invisibili che la attraversano: le sue dinamiche quotidiane, l’energia sociale che le dà forma, i diversi talenti che convergono in una megalopoli.

Siamo incuriositi dal modo in cui possiamo pensare (e creare) i nostri spazi urbani, non solo sul piano fisico, ma anche su quello simbolico; l’architettura partecipativa ci consente di ridefinire lo spazio pubblico e capire, da altre prospettive, come le idee si propagano e come, intorno a queste, si formano delle comunità: l’altro modo di fare una città. Leggere e raccontare la città da diversi punti di vista è uno degli obiettivi principali del Laboratorio para la ciudad.

Per lo stesso motivo, uno dei suoi compiti è stato organizzare vari incontri –  conferenze e seminari internazionali, dibattiti, cene (sobremesas), workshop ecc. – giustificati dalla tendenza innata dell’essere umano ad analizzare costantemente le proprie aspirazioni in termini di vita individuale e sociale, le aspettative nei confronti di città e quartieri e la presenza di spazi di incidenza (advocacy) per la creazione di altre realtà sociali e urbane. Abbiamo ancora molto su cui riflettere, parlare e discutere… soprattutto in una città come la nostra, affascinante e complessa, con una popolazione estremamente diversificata e un dna urbano che cambia drasticamente da un quartiere all’altro.

Diseño para la Ciudad è un’iniziativa del LabCDMX che cerca di (ri)definire criticamente e collettivamente il ruolo e il potenziale creativo del design e dei designer nei processi progettuali per  le città in cui viviamo, ma soprattutto per quelle in cui vorremmo vivere. In tal senso, l’iniziativa cerca di mettere insieme l’impegno di questi professionisti con attori di governo, società civile e tutti gli abitanti con il “diritto alla città”,  la sfida fondamentale per la ricerca e la pratica nell’ambito del design.

Cerchiamo di analizzare – partendo da una situazione urbana in costante mutamento – il modo in cui la disciplina possa influenzare realmente i processi di modellazione urbana, tangibili e intangibili, così come la vita quotidiana di Città del Messico e dei suoi abitanti. Le onoreficenze dell’UNESCO e del World Design Capital 2018, hanno circoscritto l’urgenza di rivedere nozioni, principi e futuri possibili del design. A partire dalle tavole rotonde organizzate si sono formati i comunidades de la práctica, gruppi di lavoro orientati a comprendere le sfide che Città del Messico dovrà affrontare nei prossimi anni.

Queste si possono così sintetizzare: generare una riflessione critica sul design (o sui designer); dimostrare l’utilità e il potenziale del design per il miglioramento della città; sviluppare programmi concreti e progetti che contribuiscano a stili di vita urbani più sostenibili e significativi; strutturare in modo partecipato decisioni o iniziative di sviluppo; passare dall’espressione individuale dei designer a quella riferibile a un immaginario corale condiviso.

Uno dei compiti principali del Lab è articolare ecosistemi ibridi e dinamici attorno ai suoi diversi asset, esplorandone l’energia sociale con volontà politica. Le Comunidades de la Práctica nascono come nuclei di lavoro che prendono spunto da un tema o interesse comune, e funzionano come piattaforme di apprendimento, dialogo e feedback in grado di spingere le persone verso l’assimilazione di risorse e strumenti e la creazione collettiva di nuove relazioni sociali. Ciò che, in ultima istanza, genera nuova (ri)conoscenza, rende concreta e pratica la (ri)definizione e (ri)creazione del proprio contesto ambientale.

A volte ce ne dimentichiamo: a costruire una città sono sempre i suoi abitanti. E le città che creiamo – come già affermato da Henri Lefebvre – finiscono a loro volta per forgiare chi le abita. È parte del diritto alla città – l’idea che una città dovrebbe essere per tutti. E in questo affascinante compito di “fare la città”, prendendo come spunto la nomina a capitale creativa da parte dell’UNESCO, il Lab di Città del Messico ha deciso di istituire dei gruppi di lavoro intorno a temi importanti – istruzione, attivismo, futuro, strategia, gioco, sport, deportados – così da poter riconfigurare il modo in cui pensiamo al design in città.

La comunità Design + Istruzione ha come obiettivo quello di discutere i limiti dell’educazione al design e della sua concezione come disciplina. Con l’occasione sono state raggruppate, per la prima volta, le sei più importanti università di design di Città del Messico, sia private che pubbliche. La mission è di dare vita a nuove metodologie pedagogiche che agevolino la nascita di idee più ampie sul potenziale creativo del design e sul suo impatto nella società.

Le istituzioni che hanno preso parte alla comunità hanno sviluppato il progetto collaborativo Materia Inter-Universitaria: un percorso che concepisce il design quale mezzo per relazionare studenti e professori in piattaforme aperte, pluraliste e collettive, mediante le quali proporre alternative urbane e sociali, concretizzarle e metterle alla prova rispetto alle sfide che una società complessa come la nostra propone quotidianamente.

La comunità Design + Attivismo riunisce invece quei designer che si sono avventurati in contesti con una chiara componente sociale – dalla progettazione di sistemi di raccolta dell’acqua piovana alle forme di protezione dei diritti umani con interventi ludici, in grado di richiamare l’attenzione del pubblico e dei media su problematiche specifiche.

La comunità Design + Gioco è intimamente legata all’asset della Ciudad Lúdica del Lab: una strategia di ricerca-azione per comprendere come il gioco possa riconfigurare l’immaginario urbano, stimolando i cittadini, a partire dai bambini, ad assumere un ruolo attivo nel processo di progetto e crescita della propria città. L’attività ludica è in grado di rigenerare spazi poco sfruttati, di incentivare forme alternative di resilienza, di migliorare i vari modi di abitare il tessuto urbano.

E questi sono soltanto i tre tavoli di lavoro principali.